Il Borgo


ll borgo di Montechiarugolo, ammesso nel 2020 tra i “Borghi più belli d’Italia”, mantiene pressoché inalterata la struttura medioevale e si organizza intorno al Castello, sua principale attrazione. Lasciando la strada provinciale incontriamo Via Margherita che con i suoi palazzotti colorati, addossati gli uni agli altri, conduce rapidamente all’ingresso del maniero medievale, il cui nucleo originario risale al 1121.

Il castello, di proprietà privata, appartiene da alcune generazioni alla famiglia Marchi, cui apparteneva anche Antonio Marchi, personalità della cinematografia italiana contemporanea, che pur lavorando come regista per un brevissimo periodo (1946-57) si trovò a collaborare con personalità immense come Luigi Malerba, Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani e Pier Paolo Pasolini e lasciò una traccia indelebile del suo operato.

Il castello, magnificamente conservato, viene donato nel 1406 dai Visconti al condottiero Guido Torelli.
Al suo interno presenta ancora importanti pezzi d’arredo e pregevoli affreschi di Cesare Baglione e della sua scuola, commissionati da Pomponio Torelli. Pomponio, nipote di Pico della Mirandola, mecenate e umanista coltissimo, diplomatico e ambasciatore dei Farnese presso le corti italiane ed europee, trasformò il castello in una vera e propria corte, un maniero intellettuale di caratura europea. La sua leggendaria biblioteca, costituita da oltre un migliaio di volumi, era una delle più rinomate e multidisciplinari del tardo ‘500.
Come ogni maniero che si rispetti, il castello di Montechiarugolo ospita un fantasma, la Fata Bema. Creatura bellissima, di animo caritatevole e gentile, dotata di poteri magici, secondo la leggenda appare nel giorno dell’anniversario della morte del suo amato Pio Torelli - figlio di Pomponio e tragicamente coinvolto nella congiura contro Ranuccio Farnese - il 19 maggio.

Il borgo ospita anche altri edifici di pregio come la chiesa parrocchiale di San Quintino e il Palazzo Civico.

L’attuale chiesa è stata ricostruita agli inizi del XX secolo su progetto dell’architetto Camillo Uccelli, in sostituzione della primitiva chiesa romanica di cui rimane soltanto la parte absidale esterna. All’interno ospita alcune opere pregevoli, tra cui una "Madonna della Misericordia" che apre il mantello a protezione di quattro giovani nobili, con la scritta sottostante "Hoc opus fecit fieri Ursina" – A.D. MCDLXXXIII (1483)"; tale scritta consente di individuare nel quattro giovani i figli di Marsilio Torelli (Francesco, Cristofero, Barbara e la stessa Orsina) feudatario di Montechiarugolo.

Il Palazzo Civico, recentemente restaurato ma che mantiene molti aspetti della costruzione originaria risalente al XV secolo, di proprietà comunale, è adibito a sede del Consiglio Comunale. Al suo interno vengono celebrati matrimoni con rito civile e sono ospitate esposizioni d’arte temporanee.

Nel piccolo cimitero di Montechiarugolo riposano i resti mortali di uno dei protagonisti della poesia del Novecento, Adriano Spatola. Spatola fu anche editore e critico letterario; il suo progetto poetico totale si inserì a pieno titolo nel quadro delle vicende dell'avanguardia internazionale. Dopo aver partecipato giovanissimo al Gruppo 63 e aver vissuto a Roma si trasferì in Val d'Enza dove nel 1972 fondò la rivista "Tam Tam" divenuta ben presto un punto di riferimento internazionale per giovani artisti e scrittori.

Montechiarugolo viene anche ricordata per la Battaglia di Montechiarugolo il primo episodio d’armi che fece da preludio al Risorgimento italiano. Il 4 ottobre 1796 milizie volontarie della ‘Guardia Civica Reggiana’, insieme a soldati francesi, attaccarono un manipolo di soldati austriaci rifugiatisi nel Castello.

Dopo uno scambio di fucilate vi furono due morti: il volontario Andrea Rivasi di Cavriago - cui è stata intitolata la piazza del Municipio - che morì sul campo e un secondo milite che morì in seguito alle ferite.

Il fatto d’armi ebbe una enorme risonanza a livello politico tra gli altri piccoli Stati italiani in quanto fu la prima battaglia tra un corpo militare ‘italiano’ e un esercito straniero, preludio alle future lotte per l’indipendenza e l’unità nazionale. Lo stesso Napoleone Bonaparte volle lodare l’impresa dei primi patrioti, commemorando i volontari periti in battaglia come “ i primi che avevano versato il loro sangue per la libertà”. In questa batta glia fece la sua comparsa per la prima volta il tricolore italiano, anche se allora non aveva ancora nessun significato politico. Si racconta che lo stesso Napoleone abbia dormito nel castello di Montechiarugolo.


I Borghi più Belli d'Italia

Il Comune di Montechiarugolo è entrato a far parte dell'Associazione I borghi più belli d'Italia,  che promuove i piccoli centri abitati italiani club di prodotto che promuove i piccoli centri abitati italiani con una qualifica di "spiccato interesse storico e artistico". L’ Associazione intende infatti contribuire a salvaguardare, conservare e rivitalizzare piccoli comuni, singole frazioni che, trovandosi al di fuori dei principali circuiti turistici, rischiano, nonostante il grande valore, di essere dimenticati.